Lo so, non bisognerebbe giudicare, e soprattutto scegliere, un libro dalla copertina.Ma ad essere sincera, in un momento pandemico che pare essere infinito, in cui i rapporti umani si sono ridotti ad un icona sui dispositivi e tutta la nostra vita gira attorno ad una connessione internet che possa reggere il peso dei nostri sogni, vedere un titolo come “La libertà di andare dove voglio” di Reinhold Messner mi ha, non so come dire, rasserenata.Così non ho perso tempo, ho acquistato la versione eBook e l’ho subito lanciata sul mio nuovo Kobo Libra H2O (magari un giorno vi racconto perché ho deciso di abbandonare Kindle per Kobo).

Da abitante delle Dolomiti, ho sempre guardato queste montagne senza troppo stupore, quasi fossero una cornice scontata e spesso angusta. La normalità a volte fa brutti scherzi, ti fa abituare anche alle cose più belle e, in alcuni casi, te le fa perfino odiare. Come se i problemi socio-economici delle terre alte fossero da imputare a queste pareti di roccia fragile e pallida su cui uomini come Messner hanno effettuato imprese meravigliose e spaventose. Come se cercare un’orizzontalità più totale possa in qualche modo distruggere ogni tipo di ostacolo, verso una felicità che diventa sempre più un miraggio ogni volta che facciamo un passo verso sud.

Io ci sono stata, dove non ci sono più le montagne. Tutti noi, credo, tranne forse qualche irriducibile anziano fiero del suo essere sempre stato quassù.Oggi scendere è una necessità, ma per Reinhold Messner la necessità è sempre stata salire. Sempre più su. Finché più su di così non si poteva andare.

«Lassù non fanno il nido neanche gli uccelli», si è indotti a pensare quando si cammina davanti all'immensa fuga di rocce del Civetta. Ma non è così. Di tanto in tanto vi si annidano anche degli uccelli. Però sono uccelli molto speciali, e cioè uomini che vogliono spiccare il volo.

— Reinhold Messner

“La libertà di andare dove voglio” è un libro che racconta, con le parole semplici di un uomo complicato, le imprese e le avventure vissute nel mondo da quello che è ampiamente riconosciuto come il più grande alpinista di tutti i tempi.
Non sono racconti di esultanza sulle vette o di riconoscimento al ritorno. Io ci ho letto il racconto della sofferenza delle vite al limite, del freddo pungente, del vento sferzante. Ho letto di uomini che hanno rischiato la vita per il sogno di toccare il punto più alto di una montagna. Di persone che sono rimaste lì per sempre. 

Messner è un uomo che può non piacere: schivo, fiero e consapevole del suo valore. Spesso, a chi desidera scalare una montagna e non ce la fa, dà fastidio che qualcuno non solo riesca a salirla, ma perfino senza artefici e trucchi tecnologici (come le bombole di ossigeno sugli ottomila).
Messner, soprattutto tra le genti delle Dolomiti, è visto male perché è uno che ce l’ha fatta. 

A me la sua storia, raccontata in poco più di trecento pagine avvincenti, ha fatto capire che se nella vita abbiamo uno scopo, andare avanti è solo una questione di volontà. Certo, il problema può essere trovarlo, il proprio scopo. Per lui è stato facile, o meglio, naturale.
Al contrario di me, non ha dato per scontate le montagne della sua infanzia e si è lasciato incuriosire e spingere dall’idea di poter affrontare la parete, vincerla, ed emozionarsi.

Se inizierò a scalare le Dolomiti dopo aver letto questo libro?
No, direi di no. Non comincerò nemmeno a fare del semplice trekking perché a me queste montagne continuano a stare un po’ strette e continuano ad essere più matrigne che madri. 

Ma leggetelo, perché è un turbinio di emozioni forti, dalla morte alla sofferenza, dal freddo alla fatica, che ti fanno capire quanto sia importante, alla fine, tornare a casa.

Il libro

La libertà di andare dove voglio 

Reinhold Messner.

Corbaccio Editore, 2013

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Per la cronaca: l’immagine di copertina è il Nanga Parbat, la montagna su cui Reinhold Messner perse il fratello nel 1970.